Il villaggio Neolitico de "La Marmotta"
Un tuffo nel passato. 8.000 anni fa sul lago di Bracciano
Gli scavi che dal 1989 si conducono sul fondale del lago di Bracciano in località "La Marmotta" vicino Anguillara Sabazia (Roma) hanno, di volta in volta, aggiunto dei tasselli per la ricostruzione delle modalità di vita di un villaggio neolitico che in età così remota impiantò la sua sede su quelle rive lacustri.
La scoperta, che in Italia centrale documenta un nuovo aspetto culturale denominato facies de "La Marmotta", apre interessanti prospettive per una più completa comprensione delle fasi più antiche del Neolitico.
Le datazioni calibrate al C14, comprese all'incirca tra il 5750 e il 5260 a.C., caratterizzano il villaggio de "La Marmotta" come il più antico insediamento neolitico di sponda dell'Europa occidentale sin ad oggi noto.

La ceramica
Le ceramiche, numerosissime, dalle forme, dimensioni e funzioni più svariate, comprendono dai piccoli bicchieri e dai piatti da mensa ai grandi contenitori per i liquidi e le derrate alimentari, ai modellini d'imbarcazione.
Le tecniche e i motivi utilizzati per la loro decorazione sono diversi e spaziano dalle impressioni ottenute con il bordo della conchiglia di Cardium, con le cannucce, mezzecannucce, punteruoli, dita, unghie, chicchi di grano sul vaso ancora umido o con motivi incisi o graffiti sul vaso già sottoposto a cottura, alla pittura anche con la tecnica "a negativo".
L'industria litica
L'abbondante industria litica realizzata in pietra, selce e in ossidiana, spesso ancora immanicata, porta nuova luce su quegli aspetti delle attività quotidiane raramente documentabili in un'epoca così antica.
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L'ambiente naturale
Le strutture e gli oggetti di legno e di cesteria, che variano dagli strumenti da lavoro (falcetti, spolette, ecc.), alle stoviglie (tazze, piatti, cucchiai, grossi contenitori, panieri, cesti), alle imbarcazioni quali la piroga e agli impalcati di capanne costruite con tronchi e tavole, permettono anche di classificare le specie arboricole allora presenti e di conoscere la grande perizia delle tecniche di lavorazione degli abitanti del villaggio. Erano coltivati cereali e leguminose (farro, farro piccolo, orzo, frumento tenero e duro, lenticchie, piselli, ervo, cicerchiella) e allevati ovicaprini, bovini e suini che insieme alla cacciaggione fornivano la quantità di proteine animali necessarie alla comunità; a questa base alimentare si aggiungeva la raccolta dei frutti di specie selvatiche, quali il nocciolo, la quercia, la fragola, le more, il fico, il sambuco, la vite, il susino, il pruno, il ciliegio, il pero e il melo. I raccolti venivano stoccati ancora in spighe e conservati sia dentro grandi doli che in silos. Molte sono le macine ed i macinelli litici rinvenuti che servivano alla macinazione delle granaglie.
I dati archeozoologici attestano che i suini e gli ovicaprini erano per lo più uccisi in giovane età, mentre i bovini in età adulta ad indicare anche un loro uso nel lavoro dei campi e nel trasporto. Il lino (Linum usatissimus) ed il papavero da oppio (Papaver sonniferum) erano altre due specie coltivate nei campi intorno al villaggio. Il lino per ottenere le fibre da filare per la tessitura degli indumenti e i semi utilizzabili nell'alimentazione anche sotto forma di olio; il papavero da oppio per la raccolta del seme come alimento ed olio e per il lattice utilizzato come sostanza medicamentosa e stupefacente (in questo caso legato probabilmente a pratiche di culto). Anche le risorse del lago erano naturalmente a disposizione della comunità neolitica.
La piroga monossile Marmotta 1

Il lago, oltre ad essere un ambiente ricco di risorse alimentari, rappresentava per le genti neolitiche una comoda e veloce via di comunicazione. L'esistenza di imbarcazioni è chiaramente testimoniata dal rinvenimento di una grande piroga monossile e da numerosi modellini di imbarcazioni in ceramica conservati all'interno delle capanne, probabilmente collegati a pratiche di culto, e i più antichi del loro genere sino ad ora ritrovati in Europa: testimonianza di imbarcazioni tecnicamente avanzate del Neolitico del Mediterraneo.
In un settore del villaggio molto vicino all'antica sponda, probabilmente adibito a bacino di carenaggio, è stata ritrovata una grande piroga monossile, incastrata tra una numerosa serie di pali verticali profondamente infissi nel terreno in modo da fermarla nella posizione più ottimale per potere eseguire con sicurezza le operazioni di carpenteria necessarie alla sua ultimazione.
L'imbarcazione è ricavata da un unico tronco di quercia, è lunga 10,5 m circa e larga 1,08 m a poppa, con forma leggermente rastremata a prua.
L'esterno era stato completamente scortecciato, il fondo appiattito, la parte di poppa sagomata in modo da formare una specie di chiglia. All'interno sono ben visibili le tracce di lavorazione lasciate dalle asce in pietra levigata e altri strumenti litici.
Con la funzione di rinforzare e stabilizzare l'imbarcazione, sul fondo sono stati risparmiati quattro madieri ad intervalli regolari, a sezione irregolarmente quadrangolare.
Al suo interno sono stati rinvenuti, adagiati sul fondo, tre grandi manufatti lignei, realizzati anch'essi per permettere una migliore tenuta e navigabilità dello scafo.
Le piroghe esposte hanno terminato la loro fase di consolidamento e restauro all'interno di una grande vasca che, attraverso un complesso sistema di impregnazione del legno con materiale inerte (PEG) a diverse temperature, ha permesso, molto lentamente, un completo recupero dei manufatti per la loro esposizione al pubblico.
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