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Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"

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Scavi e ricerche in corso

Italia
 
Estero
 
 

Settore di Paletnologia

Il Settore Paletnologico della Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "L. Pigorini" ha tra i suoi compiti istituzionali la promozione di interventi di ricerca, di gestione e di valorizzazione nel campo della Paletnologia, interventi svolti soprattutto in collaborazione o su richiesta delle Soprintendenze territoriali.

 

Per questa complessa e articolata opera di qualificata collaborazione, ci si avvale di personale tecnico scientifico altamente specializzato e di Laboratori dotati di attrezzature ad alta complessità.

 

Tali competenze hanno consentito di realizzare interventi diretti di scavo, di documentazione, di analisi antropologica e archeozoologica, trattamento informatizzato dei dati e restauro (con particolare specializzazione per materiali fittili e organici) di contesti archeologici di età pre-protostorica.

In casi di particolare complessità, la Direzione Generale per i Beni Archeologici del MiBAC ha affidato direttamente alla Soprintendenza la cura di grandi progetti di indagine su contesti stratigrafici di età preistorica.

 

 

Scavi in Italia

 

Scavo subacqueo nel lago di Bracciano in località "La Marmotta" (Anguillara Sabazia, Roma)

Nel corso delle campagne di ricerche e scavi condotte nel corso degli anni dal 2000 al 2005 nell'insediamento neolitico perilacustre de "La Marmotta" le indagini sono state ancora concentrate nell'area abitativa.
Si vanno definendo con sempre maggior chiarezza sia la topografia interna del villaggio sia le scelte insediamentali operate sui terreni posti sulle antiche rive sia infine la successione dei diversi livelli archeologici.
Sono state indagate varie strutture, abitative, cultuali e di varia funzionalità, allineate secondo un predeterminato organico disegno; le capanne, di forma rettangolare e di dimensioni variabili, per lo più intorno a m 10x6 circa, sono state posizionate secondo un preciso allineamento - a distanze abbastanza regolari le une dalle altre - con l'asse maggiore rivolto in direzione Nord-Sud. Per ogni struttura indagata sono state evidenziate le diverse fasi di vita e le varie tecniche di preparazione del terreno e di costruzione delle parti elevate e delle pavimentazioni.
Sono state rinvenute, nell'area dell'abitato, piroghe monossili di dimensioni e forme varie; due delle imbarcazioni, attribuibili ad una delle prime fasi di vita del villaggio, giacevano, ormai chiaramente in disuso (erano infatti bloccate internamente ed esternamente da pali verticali) accanto alle strutture abitative. Dopo essere state recuperate nel corso delle campagne di scavo e sottoposte agli opportuni interventi di conservazione e restauro, le prime due piroghe sono state esposte nell'atrio del Museo in una vetrina climatizzata appositamente realizzata (le altre sono in restauro).
Sono in corso lo studio della successione cronologica delle varie fasi di impianto delle singole strutture rinvenute e dei loro eventuali rifacimenti e quindi l'analisi dei processi di ampliamento che si sono susseguiti nell'area indagata del villaggio. Grazie alle analisi condotte da Orazio Tinazzi presso il Laboratorio di Dendrocronologia del Museo Civico di Storia Naturale di Verona si sta procedendo speditamente nell'elaborazione di un'unica lunga curva dendrocronologica - ancorata alle numerose datazioni di cronologia assoluta - relativa ai pali ricavati da tronchi di quercia e si sta tentando di trarre una seconda curva anche dall'analisi dei pali di frassino.
Datazioni assolute al C14 sono state ricavate da predeterminati pali verticali - le analisi sono state condotte presso il Laboratorio di Radiodatazioni del Dipartimento di Fisica dell'Università di Roma "La Sapienza" (Salvatore Improta) e presso l'Istituto di Fisica dell'Università di Heidelberg (B. Kromer) - in modo da poter "ancorare" la curva dendrocronologica "fluttuante" e ricavare una "curva standard" per le più antiche fasi del Neolitico in Italia. Questa curva potrebbe essere fondamentale anche per una più puntuale elaborazione della cronologia assoluta di altre facies nell'ambito del primo Neolitico del Mediterraneo.
Per ora le date ottenute con il metodo del C14, più di 50, sono ancora comprese tra il 6.855 e il 6.295 B.P.
Di particolare interesse sono gli abbondantissimi reperti paletnobotanici (come i funghi del genere Daedalopsis Tricolor, i semi di papavero da oppio, i resti di Vitis vinifera, i varî tipi di cibi elaborati ecc.) ed archeozoologici - tra i quali sono da segnalare anche le ossa di varî animali decorate ad encausto.

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Gricignano d'Aversa (Caserta) - Insediamento US Navy

Nel corso del 2002 e del 2003 lo scavo ha interessato ampie zone di un'area dove è stata prevista la realizzazione di un centro commerciale che, a lavori ultimati, andrà ad occupare una superficie complessiva di mq. 30.550. Ai fini delle indagini archeologiche l'intero cavo di fondazione del fabbricato è stato suddiviso in sei zone di varia ampiezza e sono state esplorate in maniera estensiva le Zone B, C e D per un totale complessivo di circa mq. 14.000.
Per quanto riguarda la sequenza stratigrafica pre-protostorica è stato possibile riconoscere anche in questa area, come nel resto del sito, la successione di vari livelli eruttivi riferibili a due distinti comprensori vulcanici, il Monte Somma-Vesuvio e i Campi Flegrei. Al di sotto dell'eruzione vesuviana delle cd. Pomici di Avellino (ca. XVIII sec. a.C.) – rappresentata nell'area di indagine da un banco litoide di uno spessore di circa 30 cm. – è testimoniata una successione di quattro eruzioni talora documentate da esili e discontinui livelli cineritici. Alla base di tale successione di depositi, alternati a sottili suoli con diverso grado di maturazione pedogenetica, è stato rinvenuto il deposito eruttivo corrispondente al flusso piroclastico di Agnano-Monte Spina (ca. XXVII sec. a. C.), che nella zona del Centro Commerciale appare meno compatto e potente di altre aree del sito.
Le principali evidenze strutturali si concentrano, come altrove nel sito, su tre differenti livelli: 1) il paleosuolo a base del deposito eruttivo delle Pomici di Avellino; 2) il paleosuolo a tetto della cd. Flegrea 1; 3) il paleosuolo a tetto di Agnano-Monte Spina.
Il paleosuolo a base delle Pomici di Avellino è caratterizzato dal ben noto sistema di canalette parallele, orientate in senso NE-SW, intervallate talora da piccoli dossi (cd. "bauletti"). La superficie di questo paleosuolo è particolarmente ben conservata e consente di riconoscere, oltre ad estese tracce di arature, anche localizzate impronte di animali e orme umane. Considerata la particolarità di queste ultime evidenze si è proceduto a rilevarle con uno scanner laser che consente una dettagliata restituzione tridimensionale.
Sul paleosuolo a tetto della Flegrea 1 sono state riconosciute almeno due capanne a buche di palo con perimetro circolare.
Sul paleosuolo a tetto di Agnano-Monte Spina sono riconoscibili numerose e varie evidenze strutturali (capanne, recinti, pozzi, tombe). Le capanne, sia a buche di palo che con trincea di fondazione, sono di forma ellittica o rettangolare con un lato absidato e sono orientate solitamente in direzione NW-SE. Talvolta le capanne sono affiancate da recinti circolari con una parte del perimetro aperto. L'intera area presenta anche diversi pozzi destinati alla captazione dell'acqua di falda. Essi mostrano di solito tracce di crolli e riattivazioni del cavo sino al definitivo abbandono; in molti casi sul fondo sono stati rinvenuti contenitori per attingere l'acqua.
Nella stessa area dove sono state rinvenute le strutture abitative sono state scavate oltre una sessantina di tombe. Nella maggior parte dei casi queste tombe possono essere ascritte al tipo a fossa rettangolare o sub-ellittica profonda, ma sono presenti anche alcune tombe a pseudogrotticella e a pozzetto circolare. I defunti sono generalmente deposti rannicchiati sul fianco destro, anche se non mancano quelli su fianco sinistro; si registra un solo caso di sepoltura bisoma. Gli elementi di corredo sono solitamente scarsi e si limitano a qualche vaso, ritualmente frantumato, e a poche punte di freccia in selce. Apparentemente le tombe si addensano in aree prive di altre evidenze, tuttavia in alcuni casi interferiscono con lo spazio delle capanne, come nel caso della capanna C4 il cui perimetro è tagliato dalla tomba XXXI.

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Villaggio neolitico di Piancada (Palazzolo dello Stella, Udine)

Il sito neolitico di Piancada è oggi l'unico villaggio neolitico oggetto di scavi stratigrafici nella Bassa Pianura friulana e costituisce, attraverso una maglia insediativa complessa e prolungata nel tempo, l'evidente testimonianza dell'occupazione del territorio da parte dei primi proto-agricoltori, stanziatisi qui stabilmente settemila anni circa dal presente.
Indagato a partire dal 1992, ha restituito complesse evidenze riferibili all'occupazione neolitica.

Le evidenze strutturali messe in luce nell'area degli insediamenti neolitici di Piancada risultano estremamente varie e possono essere così sintetizzate:

  • officine litiche per la scheggiatura della selce, costituite da scarichi di materiali silicei di scarto;
  • canalette di vario tipo, con profondità e dimensioni variabili;
  • una sepoltura, datata 6330±50 BP uncal. (OZC-211), accompagnata da uno scarico di numerosi gusci di Cerastoderma deposti in contemporanea con il defunto e da alcuni grandi frammenti ceramici, associati entrambi ai resti umani e riconducibili forse ad un originario corredo funerario. In base allo studio dei caratteri morfologici del mento e alla maturazione dentaria, la sepoltura è stata riferita a un soggetto femminile, morto in età di 4-5 anni (esame antropologico condotto dal prof. F. Mallegni, università di Pisa);
  • alcuni pozzetti cilindrici, diam. da 1 a 2 m;
  • un canale artificiale, ad oggi indagato su una lunghezza di oltre 50 m, sul cui fondo sono stati recuperati abbondantissimi resti faunistici;
  • una serie di canalette e buche di palo, riconosciute grazie a trincee e sondaggi stratigrafici eseguiti nel corso dell'anno 2001 in proprietà Bicciato.

Le date 14C disponibili collocano l'occupazione di Piancada nell'ambito del Primo Neolitico dell'Italia settentrionale, conformemente alle indicazioni provenienti dall'esame tipologico dei materiali litici e ceramici rinvenuti.
Quanto emerso dalle ricerche dell'anno 2002 consente una lettura dell'articolazione topografica degli abitati neolitici e una migliore conoscenza delle strutture abitative dell'epoca. Siamo inoltre oggi in grado, per la prima volta, di definire la forma e le dimensioni degli insediamenti neolitici che si insediarono nella Bassa pianura friulana.
Su richiesta del Museo Friulano di Storia Naturale di Udine, a partire dal 2001 e fino al 2003, la direzione degli scavi è stata assunta dalla Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini".

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Insediamento neolitico di Sammardenchia (Pozzuolo del Friuli, Udine)

Le presenze neolitiche di Sammardenchia coprono un'area estremamente estesa, ad oggi quantificabile in almeno 600 ettari.
Gli scavi hanno messo in luce circa 250 evidenze strutturali. La tipologia dei materiali litici e ceramici, unitamente alle oltre 20 date C14 disponibili, documentano un'occupazione dell'area che ha inizio con il Primo Neolitico (5500 a.C. cal) ad opera di gruppi legati culturalmente alla Pianura Padana. Sono infatti numerose le ceramiche importate dalla cultura padana di Fiorano e lo strumentario litico risulta essere il medesimo dei Gruppi Padani. Sono costituite per la maggior parte da pozzetti cilindrici di forma regolare e da fosse subcircolari, buche di palo e piccoli tratti di canalette. E' stata inoltre messa in luce una estesa struttura (struttura 126), dalla superficie di circa 300 mq.
Nell'estate dell'anno 2002 è stata accertata l'esistenza di un fossato che marginava uno dei villaggi neolitici. All'interno, questo fossato presentava una trincea di fondazione di una probabile palizzata. I materiali ceramici rinvenuti all'interno di questa struttura sono riferibili alla cultura di Fiorano, ma non mancano elementi di derivazione balcanica – cultura di Danilo – a conferma della compresenza di queste due componenti. Le prime datazioni C14 collocano questo sistema intorno al 6300 da oggi in cronologia non calibrata. La documentazione culturale recuperata dalle strutture di Sammmardenchia è estremamente abbondante e può essere quantificata in alcune migliaia di frammenti ceramici e circa 50.000 manufatti in selce scheggiata. Da questo proviene una collezione di oltre 300 manufatti in pietra levigata. Sono inoltre presenti una decina di manufatti in ossidiana.
Lo studio sulla provenienza delle materie prime permette di definire un quadro di circolazione ad ampio raggio. Le pietre verdi utilizzate per lo strumentario levigato sono originarie delle Alpi occidentali per una quota di circa il 70% del totale, la selce dai Monti Lessini nel Veronese per circa il 50%, l'ossidiana da Lipari (90%) e Carpazi (10%).
Il quadro generale pare indicare l'esistenza di piccoli insediamenti di agricoltori che nel corso del tempo spostarono frequentemente i loro villaggi, a volte ricolonizzando precedenti sedi. Le ragioni di questa agricoltura itinerante, testimoniata dalle analisi pedologiche dei riempimenti dei pozzetti, sono da ricercare nella naturale fertilità dei terreni in quest'area e nella possibilità di un buon approvvigionamento idrico.
Risulta di particolare rilievo la documentazione paleobotanica, recuperata grazie alla setacciatura e flottazione di tutto il sedimento delle strutture. Sammardenchia è oggi il sito neolitico in Italia settentrionale meglio noto dal punto di vista agricolo. Le analisi dei Laboratori di Archeobiologia dei Musei di Como hanno infatti documentato un'agricoltura con 5 tipi diversi di cereali, associata ad orticoltura e raccolta di frutti spontanei del bosco.
Su richiesta del Museo Friulano di Storia Naturale di Udine, a partire dal 2001 e fino al 2003, la direzione degli scavi è stata assunta dalla Soprintendenza  al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini".

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Favella (Corigliano, Cosenza)

Il villaggio neolitico in località Favella di Corigliano (CS) rappresenta uno dei siti-chiave per la problematica della neolitizzazione in Italia. Insieme a pochi altri siti in corso di indagine da parte di altri Enti di ricerca nel Sud-est peninsulare, Favella rappresenta infatti uno dei contesti di riferimento per la comprensione delle dinamiche culturali che hanno caratterizzato il passaggio da un'economia di caccia e raccolta ad una pienamente produttiva.
L'importanza archeologica di Favella in questo contesto è determinata in particolare della sua alta antichità (datazioni C14 intorno a 7000 BP) e dalla significatività dei resti materiali, dato che il Neolitico antico è rappresentato in questo sito esclusivamente da ceramiche dell'orizzonte delle cd. "impresse arcaiche".  Si tratta di caratteristiche ceramiche impresse a crudo con motivi asintattici prevalentemente coprenti, interpretate come le più antiche ceramiche prodotte nel territorio italiano.
La ricerca paletnologica a Favella è stata ripresa a partire dal 1990; dal 2001 la conduzione dei lavori è stata assunta dalla Soprintendenza Speciale al Museo Nazionale Preistorico Etnografico Luigi Pigorini di Roma, che vi opera in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Calabria.

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Grotta della Madonna a Praia a Mare (Cosenza)

Negli anni '60 sono state condotte da A.C. Blanc e da L. Cardini, dell'Istituto Italiano di Paleontologia Umana di Roma, alcune campagne di scavo nella Grotta della Madonna di Praia a Mare, nel corso delle quali è stata messa in luce una sequenza stratigrafica che copre un arco cronologico che dal Paleolitico superiore giunge sino ad oggi. La complessità di questa stratigrafia è certamente notevole e pone numerosi problemi nella lettura del record archeologico.
Al fine di chiarire il susseguirsi dei cambiamenti ambientali e culturali avvenuti nel corso degli ultimi 12.000 anni nell'Italia meridionale tirrenica, la Soprintendenza Speciale al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini", in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica della Calabria, ha ritenuto di dover programmare (dal 2002) e condurre nella grotta una serie di campagne di scavo, dando seguito anche all'invito a riprendere le ricerche da parte dell'Amministrazione Comunale di Praia a Mare.

Vai ad inizio pagina[M.A. Fugazzola Delpino, A. Salerno, V. Tiné]

 

Grotta San Michele di Saracena (Cosenza)

La Grotta San Michele di Saracena è un'ampia cavità carsica, che si apre nella parete calcarea del versante sinistro del Torrente Garga, quasi di fronte al moderno abitato di Saracena, ad un altitudine di 750 m ca.
È stata oggetto di tre campagne di scavo nel 1998, nel 2000 e nel 2003 a cura della Soprintendenza Speciale al Museo "Luigi Pigorini".
I saggi hanno messo in luce una sequenza stratigrafica ininterrotta e completa, che ha origine con un orizzonte del Neolitico antico con ceramiche impresse di tipo evoluto, particolarmente interessante in quanto finora mai attestato su base stratigrafica certa nella Calabria settentrionale ionica e tirrenica. La sequenza classica delle ceramiche dipinte, dalle bande rosse, alle tricromiche a Serra d'Alto – già nota, nella Calabria settentrionale, alla Madonna – appare confermata dai rinvenimenti di Saracena, che contribuiscono ulteriormente a segnalare la continuità della relazione etno-culturale di quest'area con quella apulo-materana.
La successione culturale comprende l'intero sviluppo della sequenza eneolitica e Bronzo antico del Meridione, a partire da Piano Conte, attraverso fasi ad ascendenza Gaudo e quindi Laterza. Più labili e non ben strutturati stratigraficamente, ma pur sempre ben evidenti, sono gli indizi di una frequentazione successiva, nel Bronzo medio iniziale.

[V. Tiné]
 

 

Riparo della Fiumarella, Tortora (Cosenza)

Il Riparo della Fiumarella di Tortora si apre nel versante sinistro della valle della Fiumarella dallo scavo, condotto nel 2000 a cura della Soprintendenza Speciale al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini", ha messo in luce parte di un'importante stratigrafia di età pre-protostorica che consente di fare luce sulle influenze culturali, che investono la Calabria settentrionale tra il tardo Eneolitico e il Bronzo medio.

Vai ad inizio pagina[V. Tiné]

 

Scavo nel sito di Paestum  (Capaccio, Salerno)

La piana del Sele, che vede tra la fine del VII e gli  inizi del VI sec. a. C. il sorgere della colonia greca di Poseidonia, ha restituito testimonianze di gruppi umani riferibili a varie fasi della preistoria.
Significative attestazioni pertinenti all'età del Bronzo iniziale (protoappenninico) sono note all'interno dell'area urbana di età storica nei  pressi della porta sud (cd. Porta Giustizia). Da alcuni saggi effettuati in questa area nel corso degli anni '60 provengono frammenti ceramici assai significativi (anse ad ascia, anse terminanti ad occhiello), che potrebbero essere riferiti ad un abitato di cui sono stati individuati resti di capanne presso la "Basilica" ed al termine meridionale del "temenos".
Altri materiali riferibili al protoappenninico sono stati raccolti all'inizio degli anni '80, nel corso di un intervento di scavo di emergenza, in un terreno (prop. Stromillo) posto poco fuori le mura urbane, a circa m. 200 in direzione sud-ovest da Porta Giustizia. Questi materiali hanno permesso di attribuire in via preliminare il sito indiziato in prop. Stromillo al Bronzo Medio iniziale (BM1, Protoappenninico, 1700-1600 a.C.). Questo aspetto risulta ben documentato nella vicina area di Porta Giustizia dai saggi di scavo effettuati da K. Kilian negli anni '60.
L'intervento si è articolato, pertanto, nelle seguenti azioni:
1.svuotamento a mezzo terna meccanica dei saggi di scavo effettuati all'inizio degli anni '80; si è provveduto contestualmente alla pulizia delle sezioni esposte;
2.indagine stratigrafica manuale delle UUSS rilevate.
Lo scavo ha consentito di verificare che i materiali protostorici provengono da uno strato di livellamento del terreno posto a tetto di una serie di livelli sabbiosi, che possono essere interpretati come un unico intervento di bonifica dell'area databile, come terminus post quem, ad età romana imperiale. Infatti questi livelli di sabbie sigillano uno strato uniforme di cocciame tra cui spiccano frammenti di anfore, ceramica a pareti sottili, ceramica sigillata, lucerne, ecc.
E' risultato perciò evidente in maniera molto chiara che i materiali del Bronzo medio iniziale rinvenuti nei saggi di emergenza degli anni '80 sono in giacitura secondaria.
Lo scavo è stato condotto in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica di Salerno, Avellino, Benevento.

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Attività di ricerca

 

Le diverse attività di ricerca del Settore di Paletnologia sono svolte spesso in collaborazione con altre prestigiose istituzioni scientifiche italiane e straniere (Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, CNR, M.I.U.R., Istituti Universitari, ecc.).
Questo Istituto sta attualmente coordinando o partecipando a varî progetti scientifici di rilevanza nazionale ed internazionale. Si ricordano tra gli altri:

  • Il Neolitico in Italia. Ricognizione, catalogazione e pubblicazione dei dati bibliografici, archivistici, materiali e monumentali.

Il progetto, finanziato con la ex legge 513; è  stato realizzato in collaborazione con l'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze. Iniziato nel corso del 2001, ha coinvolto tutte le Soprintendenze italiane e diverse Università e Musei Civici. Oltre 100 collaboratori sono stati impegnati nella ricognizione e individuazione archivistica, bibliografica e topografica di tutte le informazioni pregresse riferibili all'epoca neolitica sul territorio nazionale.
Per quanto riguarda gli Archivi sono stati censiti e schedati tutti i documenti relativi a notizie di interesse neolitico custoditi presso le Soprintendenze Archeologiche, l'Archivio Centrale dello Stato e diversi altri archivi di enti pubblici e privati.
Il settore Bibliografia si è concentrato sulle due principali biblioteche preistoriche italiane, quella della Soprintendenza al Museo Pigorini e quella dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, individuando, catalogando e strutturando con parole chiave, attraverso un thesaurus appositamente realizzato, tutti i testi riguradanti il Neolitico italiano.
La fase di schedatura dei Siti, programmata in collaborazione con l'Istituto Centrale del Catalogo e della Documentazione, ha previsto l'implementazione di campi idonei alla descrizione di siti di età preistorica (cronologia assoluta e relativa, fasi, etc.) in un modello scheda che, pur reversibile nel tracciato ICCD, conserva caratteristiche di maggiore aderenza alle problematiche scientifiche proprie dell'epoca in analisi.
Per ciascun bacino informativo sono state predisposte specifiche fasi di attuazione che sono confluite in un data-base informatizzato contenente ad oggi:
- circa 10.000 schede di archivio;
- circa 5000 schede bibliografiche;
- oltre 3000 schede di Sito.
Il programma di immissione dei dati (TABULARIUM Sito ©), basato sulla struttura della Scheda di Sito del Sistema Integrato dell'Istituto Centrale del Catalogo, è stato distribuito a tutte le Soprintendenze e ai principali Istituti universitari italiani.
Il risultato finale, dopo gli opportuni collaudi, è confluito in un repertorio informativo sul Neolitico italiano strutturato sui tre livelli di ricerca (Archivi, Biblioteche, Siti), integrati in un unico sistema informativo ed è stato reso disponibile su DVD e in forma cartacea (3 volumi) presso tutti gli enti di ricerca e di tutela coinvolti nel Progetto e presso le principali bliblioteche archeologiche straniere.
La possibilità di far confluire i dati raccolti dal Progetto nel Sistema Integrato del Catalogo dell'ICCD, prevista già in fase di progetto, costituisce il più significativo riscontro dell'impatto conoscitivo del progetto per quanto attiene la programmazione della tutela attiva sul territorio. In questo senso la Soprintendenza al Museo Pigorini ha promosso il pieno coinvolgimento nel Progetto, in fase programmatica e di attuazione, di tutte le Soprintendenze territoriali, che hanno proceduto tramite giovani collaboratori di loro scelta all'indinviduazione delle rispettive evidenze.
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  • Villaggio neolitico sommerso de "La Marmotta"

Il Progetto Finalizzato Beni Culturali del C.N.R. con l'importante serie pluridisciplinare di ricerche relative agli scavi subacquei in corso nel villaggio neolitico sommerso de "La Marmotta". Fra i molti Istituti ed Enti coinvolti nelle ricerche specialistiche legate agli scavi suddetti si ricordano:

  • Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como, per le analisi paleobotaniche (L. Castelletti, M. Rottoli);
  • Unità Ambiente e Clima del Settore Clima Globale dell'E.N.E.A., per le analisi geo-pedologiche;
  • Dipartimento di Scienze Mineralogiche dell'Università di Bologna, per le analisi petrografiche relative alla determinazione della provenienza dei minerali (C. D'Amico);
  • Dipartimento di Scienze della Terra, Università degli Studi di Pavia, per le analisi delle resine;
  • Società ES, per la gestione ed elaborazione dei dati cartografici e tipologici con sistemi informatici avanzati;
  • Laboratorio dell'Istituto Italiano di Dendrocronologia presso il Museo di Storia Naturale di Verona, per le analisi dendrocronologiche (O. Tinazzi);
  • Laboratorio di Radiodatazioni del Dipartimento di Fisica dell'Università «La Sapienza» di Roma e Laboratorio per il C14 dell'Università di Heidelberg, per le datazioni al C14 (S. Improta, M. Alessio);
  • Soprintendenza Archeologica  della Toscana, per l'analisi degli impasti ceramici (P. Pallecchi).
     
  • Progetto PROUST

Il PROUST (Preistoria e Protostoria, Organizzazione Unificata per il Sistema Tematico), progetto finalizzato alla realizzazione di un sistema informativo sui musei del Lazio che conservano materiali preistorici e protostorici, promosso e finanziato dall'Assessorato alla Cultura, Spettacolo, Sport e Turismo della Regione Lazio (v. Progetto PROUST, per il Sistema museale tematico preistorico protostorico del Lazio, edito dall'Assessorato alla Cultura, Spettacolo, Sport e Turismo della Regione Lazio, con la cartografia illustrativa realizzata da Gianfranco Calandra, della Sezione Editoria e Grafica della Soprintendenza). Nel Museo, individuato come Centro-Sistema del progetto, sono ospitati pannelli tematici, schede scientifiche e una stazione multimediale interattiva per fornire ai visitatori le indicazioni sui percorsi locali e/o tematici relativi alla preistoria e alla protostoria della Regione. È già edito l'opuscolo Guida al sistema museale PROUST, contenente le schede informative sui diversi musei interessati al progetto, che può essere ritirato, insieme a copia delle schede tematiche, presso la biglietteria del Museo.

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Scavi e ricerche all'estero

Indagini su siti della cultura Chuquibamba nella regione di Arequipa (Perù)

Fra il 2000 e il 2003 sono state effettuate campagne di scavo nei siti di Tambillo, Quelapi e Maukallakta, ubicati nei dipartimenti di Arequipa e di Moquegua (Perù meridionale). Le ricerche archeologiche sono state accompagnate da un capillare studio antropologico sulla religione e le tradizioni orali del pueblo di Ubinas (dipartimento di Moquegua, Perù meridionale) e sull'etnostoria della regione.

Vai ad inizio pagina[C. Cavatrunci]

 

 

Proyecto Tambo

Fra il 2000 e il 2003 è proseguita l'attività di ricerca nella valle del fiume Tambo (Perù meridionale), compresa fra la Cordigliera Andina e l'Oceano Pacifico. Il Proyecto Tambo è diretto dalla Soprintendenza, con la partecipazione degli archeologi e antropologi dell'Universidad Nacional Mayor de San Agustín di Arequipa (Perù). È stata avviata la realizzazione di una mappa archeologica della valle e sono iniziati gli scavi nei siti di Quelapi e Maukallaktas (Ubinas) e nella necropoli di Tambillo, nella valle di Siguas, a Nord di quella di Tambo. Il lavoro degli etnologi si è concentrato sul pueblo di Ubinas: le problematiche provilegiate sono state quelle relative alla tradizione orale e ai significati e all'organizzazione delle feste religiose. Sul Proyecto Tambo sono state prodotte diverse pubblicazioni, per lo più di interesse etnografico, e alcune tesi di laurea discusse presso la cattedra di Civiltà Indigene d'America dell'Università degli Studi di Roma "La Sapienza".

Vai ad inizio pagina[C. Cavatrunci]

 

 

Missione archeologica italiana a Copàn (Honduras) (M.A.I.C.)

L'ampia valle di Copán accoglie numerosissimi giacimenti archeologici che testimoniano di una continua occupazione umana nell'arco di tempo compreso all'incirca tra il 1000 a.C. e il 1200 d.C., quando, per cause non ancora del tutto certe, la valle fu quasi del tutto abbandonata. La valle, che si allarga intorno alla città maya di Copàn a formare una pianura di circa 24 Kmq, è percorsa dal fiume Copán che confluisce nel grande bacino del rio Motagua; posta alla periferia orientale del paese dei Maya, in una posizione geografica particolarmente fortunata, la valle di Copàn, posta a cavallo tra l'Atlantico e il Pacifico e tra le terre mesoamericane e quelle dell'America centrale, è stata sempre sede di intensi traffici commerciali.
La città di Copán raggiunse l'apice della sua grandezza fra il 400 e l'800 d.C., epoca in cui sotto una potente dinastia di regnanti riuscì a dominare un territorio molto ampio, ricco non solo di risorse agricole ma anche di risorse minerarie, come la giadeite e l'ossidiana. Nei secoli scorsi i resti della città furono visitati da viaggiatori, missionari, avventurieri, esploratori ed infine archeologi e vi si sviluppò quindi una ricca tradizione di studi archeologici che ha pochi confronti con  altri contesti mesoamericani.
 Tra i centri maya meglio noti Copán è quello dove più efficacemente è stata realizzata una felice sintesi fra architettura e scultura in pietra. All'eccezionale dimensione artistica (nel cosiddetto "Gruppo Principale", ovvero "Centro Cerimoniale", dell'antica città è stato scoperto il più ragguardevole complesso di architetture e di sculture in pietra dell'intera Mesoamerica) si aggiunge a Copán la presenza di una quantità enorme di geroglifi scolpiti, in buona parte decifrati, che forniscono informazioni essenziali soprattutto sulla storia dinastica della città-stato.
    In questo importante sito la Soprintendenza al Museo Nazionale Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini", grazie all'impegno attivo degli Ambasciatori d'Italia in Honduras e ai finanziamenti dei Ministeri italiani sia degli Affari Esteri sia dei Beni e delle Attività Culturali, dal 2003 ha potuto intraprendere una serie di campagne di ricerche e scavi archeologici.
   Nel corso di una prima missione esplorativa fu  verificata la possibilità di dare inizio ad un progetto scientifico di ricerche e scavi archeologici; fra le numerose e diverse possibilità di studio offerte dalla valle fu  scelta una zona, non ancora indagata,  per la sua posizione topografica  -essendo situata in una zona intermedia tra il "Gruppo Principale" e il quartiere residenziale denominato "Las Sepulturas", nei pressi della strada sacra (sacbé) che certamente doveva collegare queste due parti della città, su di una specie di terrazzo che segna il limite tra la piana coltivabile e una zona più bassa, soggetta alle esondazioni del fiume Copán – e per la presenza di una collinetta  dalla lussureggiante vegetazione denominata Monticolo 10M-1 (il cosiddetto Monticolo si è poi rivelato essere una struttura piramidale a gradoni (=Piramide Terrazzata) di grande interesse, alta circa 8 metri e larga alla base circa 30 metri per ogni lato).
   Per avviare le indagini la Soprintendenza  stipulò con l'Instituto Hondureño de Antropología e Historia un "Convenio de asistencia reciproca" con validità pluriennale ed un "Contrato de Investigator Asociado", contratto che deve essere rinnovato ogni anno.
    Le  campagne di ricerche e scavi realizzate ogni anno dal 2003 al 2008, sotto la direzione di Maria Antonietta Fugazzola Delpino, hanno consentito di portare alla luce parti di importanti strutture architettoniche, hanno in un certo senso posto in una luce diversa lo studio dei resti architettonici effettivamente sottoposti ad erosione da parte del Rio Copan ed hanno aperto nuove prospettive non solo per la conoscenza delle connessioni del "Gruppo principale" col quartiere residenziale di "Las Sepulturas" ma anche per gli studi relativi all'organizzazione dello spazio urbano a Copán. 

 

Campagna di scavo 2008 (28 novembre-20 dicembre)

Aree indagate

  • Strutture Cultuali poste a Sud-Ovest della "Piramide Terrazzata" 10 M-1, con particolare attenzione all'area del Tumulo US 129.

 

Archeologi

  • Maria Antonietta Fugazzola, Antonio Tagliacozzo (Soprintendenza al Museo Nazionale  Preistorico Etnografico "Luigi Pigorini"); Elisa Carrisi, Flavio Feriozzi, Renzo Di Giovangiulio (collaboratori della Soprintendenza).

 

Nel corso delle precedenti campagne di scavo era stata scoperta una grande Piramide Terrazzata, definita "Struttura 10 M-1"; erano stati messi molto parzialmente in luce alcuni degli importanti elementi strutturali presenti a Sud di questa (consistenti in particolare in un Muro di divisione e di terrazzamento (US 26) – costruito con una doppia cortina di blocchi di tufo squadrati - e in due grandi Scalinate sovrapposte, formate quella più recente da blocchi di tufo squadrati e da massi di medie dimensioni e quella più antica da grandi massi, digradanti verso l'antico  corso del fiume); erano stati effettuati tre piccoli saggi e varie trincee di scavo (sulla sommità della Piramide Terrazzata, alla base del lato Ovest della Piramide stessa  e sulla grande "Piazza Occidentale"); erano stati meglio definiti il profilo del lato Ovest, dell'angolo di Sud-Ovest e dell'angolo di Nord-Ovest della Piramide Terrazzata 10 M-1 ed erano state indagate le modalità di fondazione della parte basale della Piramide; erano stati sempre   meglio definiti l'andamento ed il profilo del Muro US 26 e delle grandi Scalinate sovrapposte; era stata parzialmente indagata la natura e la successione cronologica di alcune strutture (pavimentazioni, strade, recinzioni ecc.) esistenti nella grande piazza ad Ovest della Piramide Terrazzata 10 M-1 (=la Piazza Occidentale); era stata infine messa in luce- nel corso del 2007- la porzione più superficiale di una parte di un grande Tumulo (denominato US 129) a pianta subcircolare, apparentemente costruito in prevalenza con pietre di fiume, che aveva rivelato sulla sua sommità due "camere" rettangolari (una delle due quali conservava ancora la parte superiore della pavimentazione originale, in stucco bianco sopradipinto in rosso o rosa); era stato parzialmente scavato l'interno della camera più grande (US 132) ed erano state rinvenute sia una serie di "pavimentazioni", consistenti nei livelli superiori in cascajos ed emplantillados e nei livelli inferiori in differenti accumuli di terreno compresso, sia una serie di grande lastre di pietra allora ipoteticamente interpretate come facenti parte di una sepoltura (di un personaggio di status molto elevato?).

Con le indagini condotte nel 2008 si è voluto:  A - continuare ad indagare la struttura cultuale e funeraria definita nel corso del 2007 "Tumulo US 129" e l'area immediatamente circostante;B -  analizzare i materiali rinvenuti nel corso del 2007 e del 2008 nell'area del Tumulo US 129;C - continuare ad indagare l'eventuale continuità del Muro US 26 fino al cosiddetto Gruppo Principale di Copàn;

Per raggiungere gli obiettivi prefissati, dopo avere riaperto i vecchi Settori della  Trincea 4 che ricadevano nell'area del " Tumulo US 129", nella zona a questo circostante - cercando di definirne il perimetro nella sua interezza - sono stati impiantati nuovi Settori di scavo.
   A causa della brevità della missione gli scavi sono stati circoscritti in particolare alla zona orientale  del Tumulo, pur indagando parzialmente anche le zone meridionali e settentrionali (sono state indagate complessivamente 91 Unità Stratigrafiche).
   Al di sotto del grande mucchio di pietre di fiume e di scaglie di tufo che formava la parte più superficiale del Tumulo è stata messa a vista una  grande Struttura rettangolare, con andamento Nord-Est/Sud-Ovest, edificata in blocchi di tufo squadrati, sopra la quale erano poi stati costruiti i muretti delle due "camere". Questa Struttura  è posizionata al di sopra di un piazzale, con bella pavimentazione orizzontale (un emplantillado), che verso Sud è stato realizzato ai margini di una ripidissima scarpata digradante verso l'antico corso del fiume, verso Ovest mostra una serie di gradoni delimitati da filari di pietre e verso Nord termina bruscamente contro un livello del terreno sopra al quale è stato posto un diverso tipo di pavimentazione, realizzato con piccolissimi sassi molto ben accostati l'uno all'altro.
    L'area orientale del Tumulo ha mostrato una lunga serie di sovrapposizioni costruttive (consistenti essenzialmente in pavimentazioni, stradelli e muretti), rivelando tra l'altro nella zona immediatamente adiacente alla "camera " US132 (realizzata, insieme alla "camera" US136, al centro del Tumulo durante una delle fasi finali di vita del grande complesso cultuale) vari episodi di offerte rituali e, al limite verso l'esterno del perimetro del Tumulo, una sepoltura del tutto   priva di oggetti di corredo.
   La sepoltura apparteneva ad un individuo adulto che era stato deposto in una semplice fossa dai margini non ben definiti (di circa 1,5 x 1m) ed era stato poi ricoperto con pietrame chiaramente gettato alla rinfusa. Lo scheletro, completo,  era in pessime condizioni e giaceva sul fianco sinistro
in posizione fortemente rannicchiata; la testa era posta ad Est, con il volto che guardava a Sud. Le braccia erano incrociate, con la mano destra posta sotto alla mandibola; il cranio risultava fortemente frammentato per il peso delle pietre di copertura. La posizione rannicchiata e contratta dello scheletro fa supporre che l'individuo sia stato inumato legato: come preliminare ipotesi di lavoro si potrebbe pensare di essere di fronte alla testimonianza di un sacrificio umano, con i resti del sacrificato poi deposti all'interno dell'area sacra del Tumulo ma in una zona molto marginale .
   Al di sotto della "camera" US132 sono stati messi in luce i resti di una tomba, edificata con particolari accorgimenti costruttivi, che doveva certamente appartenere  ad un individuo di rango molto elevato ma che  purtroppo era stata saccheggiata in antico da scavatori clandestini.
    Durante le operazioni di scavo anche nel 2008 sono stati rinvenuti numerosissimi oggetti, alcuni dei quali di particolare pregio: da rilevare gli strumenti litici in ossidiana (alcuni facenti parte di "offerte") ed i frammenti ceramici appartenenti a vasi realizzati in impasto sottile  e con decorazioni raffinate (realizzate con pittura, incisione ed excisione).
   In laboratorio ci si è dedicati con particolare attenzione ai reperti provenienti dagli scavi condotti nel corso del 2007 e del 2008 nell'area del Tumulo US129: è stato compiuto un paziente lavoro di selezione dei materiali, di ricerca di eventuali attacchi dei frammenti ceramici per la ricostruzione delle forme vascolari, di riproduzione grafica sia dei profili di vasi scelti per classi e tipologia sia delle sintassi decorative e delle immagini più interessanti  riprodotte sui frammenti fittili (sono stati realizzati circa 200 disegni a matita); sono state scattate inoltre più di 1000  foto digitali dei reperti considerati tra i più significativi nell'ambito di quelli rinvenuti.

 

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Partecipazione a mostre ed attività scientifiche di altri Istituti

 

  • Art Papou,  Musée de Marseille, aprile – settembre 2000.
  • Athanasius Kircher. Il Museo del Mondo. Roma, Palazzo Venezia, 28 febbraio - 22 aprile 2001.
  • Le quattro voci del Mondo: arte, culture, saperi nella collezione di Stefano Borgia 1731-1804.  Velletri, 31 marzo - 23 giugno  2001;  Napoli, 29 giugno - 23 settembre 2001.
  • Afriche. Esploratori abruzzesi nell'Africa Nera. Chieti, Museo Nazionale Archeologico, 21 novembre 2001 –1 aprile 2002.
  • Ibridaafrica, Mostra a cura di Egidio Cossa e Guido Schilkert, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura del Comune di Cagliari, Lazzaretto di S. Elia 26 aprile -30 giugno 2002 (Catalogo Gangemi).
  • La Giornata di un Curioso, Torino, Castello di Masino 8 giugno – 8 dicembre 2002.
  • La Grande Arte dell'Antico Perù, Capolavori da Chavin agli Inca, Firenze, novembre 2003.
     

La Soprintendenza collabora con l'ICCROM fin dal 1986, nel quadro del Programma PRE.M.A (Prevenzione nei Musei Africani), progetto internazionale di formazione per la conservazione del patrimonio culturale dei Paesi dell'Africa Sub-sahariana.

La Soprintendenza è presente dal 1995 nel Consiglio Scientifico dell'Istituto Italiano per l'Africa e l'Oriente (Is.I.A.O.). Alessandra Cardelli Antinori è referente presso l'Is.I.A.O di un gruppo di lavoro per la salvaguardia delle collezioni dell'ex "Museo Africano".

Nell'ambito di un progetto di collaborazione avviato nel 2001 con il Museo Lombardo di Storia dell'Agricoltura (Centro Studi e Ricerche per la Museologia Agraria) sono stati forniti in deposito per la sede espositiva del Castello "Bolognini" di S. Angelo Lodigiano attrezzi e altri reperti di culture extraeuropee, in particolare vasi peruviani a forma di tuberi, spighe di mais e cucurbitacee, modellini di aratri tailandesi, asce e zappe africane e della Nuova Guinea.

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Ultima modifica: martedì 1 marzo 2011

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